‘I falsi diamanti e la vera fede’ è il titolo del giallo psicologico di Carmelo Corrado Occhipinti.
Il protagonista è Marco, un immigrato nato in Campania e cresciuto a Busto Arsizio in condizioni particolarissime e inimmaginabili. Si dà a quel piccolo teppismo che costituisce una premessa alla sua pazzia ed entra in un gioco pericolosissimo che lo porta nel reparto di psichiatria e da lì a Colorno, una reggia i cui edifici erano stati trasformati in manicomio e sono stati chiusi con la legge Basaglia. Adesso è un posto meraviglioso. In questo luogo avviene l’incontro tra Marco e un bambino definito autistico, chiamato Augusto, costretto ad affrontare un grande dramma che lo induce a chiudersi in se stesso. La genuina amicizia che nasce è la leva che permette a ciascuno di loro di sottrarsi al peso delle pesantissime e infauste diagnosi.
Marco riceve a distanza di anni da suo padre, ormai defunto, uno strano lascito: la fede nuziale ed alcuni diamanti, alcuni dei quali sono falsi. Nella triste atmosfera della cella dove attende di essere interrogato dal giudice, si chiede: Perché? Questa è anche la domanda implicita nella vicenda del piccolo Augusto.
Per trovare la risposta bisogna entrare nella loro mente e tornare indietro nel tempo insieme a loro. La verità sembra vicina, ma sfugge di nuovo.
Marco durante il ricovero in psichiatria aveva già scoperto la via di uscita senza percorrerla per intero: che cosa pensano gli altri di me?
Il libro prende spunto da tre storie vere, condensate in due persone. La prima storia nasce dalla visita fatta dall’Occhipinti ad un carissimo amico che, ormai più di mezzo secolo fa, venne ricoverato in una clinica psichiatrica. Quando andò a trovarlo, al racconto delle sue vicissitudini, aggiunse: ‘Visto che un pochino ne mastichi di queste cose, se faccio finta di stare bene e dico ciò che lo psichiatra si aspetta che io dica, mi faranno uscire?
‘Provaci con decisione’ – Gli rispose Carmelo
È uscito, si è sposato, ha avuto tre figli e una vita piacevolmente serena. È morto che aveva più di 70 anni.
La seconda storia è quella di un conoscente che, preso in un rapporto amoroso molto tossico, dà qualche segno imprecisato di follia e per lui viene deciso il ricovero coatto. L’Occhipinti racconta la scena quasi fedelmente cambiandone solo l’ambientazione.
La terza storia è quella di un bambino che si era chiuso ostinatamente in se stesso. Dopo un percorso di anni con l’Occhipinti si è gradualmente aperto. Alla fine del percorso, proprio lui che proprio non parlava, ha detto: ‘Sai, quando ho visto i quale situazione ero, non ne ho voluto sapere di nulla e di nessuno. Con te ho cambiato idea’.
L’Occhipinti fa tesoro della sua lunghissima esperienza di psicoanalista e ci regala una storia e tanti destini che sembravano già scritti. I protagonisti, con l’aiuto della psicoanalisi, sono riusciti a cambiarne il percorso e testimoniano con la loro vita che esiste una via d’uscita e che la sola vera condanna definitiva è quella che noi infliggiamo a noi stessi.
Prof. Carla Vetere
SPES